8 Marzo 1945

8 Marzo 1945

In Italia la prima notizia di celebrazione dell’8 marzo appare nel 1922 su “Ordine nuovo” quotidiano del Partito comunista. La decisione di adottare l’8 marzo quale data di riferimento costante, segnata sempre da un esame critico e da un rilancio del lavoro politico, era stata assunta durante la I Conferenza delle donne comuniste che si era tenuta a Roma a latere del II Congresso del PCI (20-24 marzo 1922). La richiesta del voto e dell’uguale salario per uguale lavoro sono alla base delle iniziative per l’8 marzo degli anni Venti, fortemente represse dall’affermazione del regime fascista.

Intorno a quella data, il movimento antifascista clandestino intensificava le azioni per i diritti delle lavoratrici; anche nel modenese le lavoratrici sono protagoniste di molti momenti di lotta, come ad esempio, nel marzo del 1940, gli scioperi delle operaie della ditta Casarini di Carpi per l'aumento del cottimo e nel febbraio del 1941 quelle della Ceramica Marazzi di Sassuolo che protestavano contro l’uso indiscriminato delle multe.

Sono i Gruppi di difesa della donna (GDD) a rilanciare durante la Resistenza le iniziative per l’8 marzo sia a carattere nazionale (lo sciopero di oltre 10.000 mondine e grandi scioperi nelle fabbriche del 1944) che locale.

L’8 marzo 1945 è Modena che si contraddistingue a livello regionale con l’assalto al salumificio Frigieri di Paganine per requisire e destinare alla popolazione insaccati e grassi depositati nel salumificio destinati alle truppe tedesche e alla Sepral (Sezione provinciale per l’alimentazione). L’azione resasi necessaria a causa della situazione politica e sociale molto peggiorata in città che impediva anche alla Repubblica Sociale Italiana di garantire il livello minimo di rifornimenti alimentari alla popolazione, viene decisa dal CLN, tramite il responsabile del settore femminile e giovanile, il comandante Marino (Davide Mazza). I GDD mobilitati sono quelli dei settori nord, facente capo a Gabriella Rossi, e sud facente capo a Ibes Pioli. In tarda mattinata il passaggio aereo di “Pippo”, l’intervento di agenti della questura e militi fascisti, disperdono le centinaia di donne che avevano partecipato all’azione. Alla fine della giornata erano stati distribuiti tra la popolazione affamata e consegnati ai partigiani circa 30 quintali di carne.

Nel dopoguerra la storia dell’8 marzo in Italia si intreccia fortemente con quella dell’UDI (Unione donne italiane) che già nel 1946 ne scelse il simbolo: la mimosa.

Nel 1977 viene istituita la “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e per la pace internazionale”.

8 marzo anni 61

 

8 marzo donne anni 51

8 marzo anni 52

 

APPROFONDIMENTI:

Relazione del Questore di Modena, compilata il 3 aprile 1945, Archivio di Stato di Modena, Fondo Prefettura.

Relazione del Comitato provinciale dei GDD di Modena del 21 marzo 1945, Archivio Arbizzani

Testimonianza Ibes Pioli, Archivio CDD Modena

Relazione dattiloscritta di Gabriella Rossi, ISMO, Fondo Gabriella Rossi 

 

Intervista a Ibes Pioli Fame e condizioni