1904

Una cultura laica per tutti

Nasce l’Istituto di cultura popolare Lodovico Ferrarini

A Modena, come nel resto d'Italia, il processo di modernizzazione dei primi anni del Novecento si attua anche nella cosiddetta ‘questione sociale’ che comprende l’alfabetizzazione, l’igiene, la salute e l’occupazione. Questo orizzonte di miglioramento delle condizioni di vita, nel quale permane il problema dell’istruzione popolare e il potenziamento delle prime classi del percorso di scolarizzazione, è particolarmente sentito dalle parti politiche, sia per la crescita economica e produttiva del territorio, sia perché il diploma elementare permette l’accesso al voto. 

In ambito amministrativo, la battaglia verso una via scolastica popolare professionale direttamente sostenuta dal Comune e tesa alla formazione dei cittadini meno abbienti è condotta dal consigliere di minoranza Lodovico Ferrarini e dalla compagine politica dell’Unione democratica.  L’obiettivo è “dare al popolo una cultura generale, ma però [sic] con intendimenti più modesti e con metodi più pratici ed elementari di quelli che non siano usati nelle Università popolari”. La scuola popolare nata nel 1904 si basa su un modello laico di gestione mista – ente pubblico e filantropia privata – per sottrarre gradualmente l’istruzione dalla dimensione della beneficenza e dell’occasionalità caratteristica degli istituti religiosi e condurla nella sfera giuridica del rapporto tra cittadino e Stato.

Il primo presidente della scuola è Enrico d’Incà Levis, mentre gli altri componenti del Comitato direttivo sono Gino Cugini, Pio Donati, Lodovico Ferrarini e Cesare Pagani. Già dal primo anno gli iscritti sono 150, per salire a 185 nel 1905. Tra il 1907 e il 1908 la scuola diventa “Scuola popolare maschile e femminile per adulti” e nel 1909 viene fondato l’Istituto per l’istruzione e l’educazione del popolo, formato da scuola, biblioteca e ricreatorio.

La biblioteca dell’istituto viene inaugurata il 2 maggio 1909, con un patrimonio di 852 tra libri e riviste, prevalentemente forniti da donazioni private, e vede un progressivo incremento dei frequentatori, sia studenti della scuola, sia appartenenti al pubblico esterno, quando si trasferisce al Palazzo di Giustizia e allarga il suo orario di apertura anche alla domenica.

Da sempre teso all’alfabetizzazione materiale e spirituale delle masse popolari, nel 1915 l’Istituto viene eretto a Ente morale mantenendo “carattere laico”. Durante la Prima guerra mondiale, la biblioteca continua la propria attività mettendo a disposizione dei feriti degenti negli ospedali i propri libri. Assorbita dagli organi fascisti, nel secondo dopoguerra, appare evidente che la missione di carattere etico e civile dell’Istituto non risponde più alle esigenze dei cittadini, che cercano soprattutto la libertà fisica, la libera circolazione e i piaceri di svago fino a quel momento negati.

Davanti a un grave deficit di bilancio, l’Istituto Ferrarini si piega ai mutamenti socio-economici coevi: la scuola si specializza in corsi di lingua inglese, mentre la biblioteca si dota di volumi di carattere tecnico e scientifico. Nonostante questi sforzi, viene affidato alla gestione del Provveditorato agli studi di Modena fino al 1959 continuando però a svolgere le proprie attività in modo sempre più marginale rispetto agli altri centri culturali modenesi.