1943

La vittoria di Stalingrado

Tra il 1942 e il 1943 il secondo conflitto mondiale subisce una svolta inaspettata. L’episodio decisivo si verifica sul fronte orientale, in Unione Sovietica. Nell’agosto del 1942, i tedeschi iniziano l’assedio della città di Stalingrado sul fiume Volga. La strategia nazista consiste nel dirigersi a sud per arrivare alle regioni petrolifere, cruciali per gli approvvigionamenti dell’Armata rossa. Da parte dei sovietici la difesa della città appare fondamentale anche per ragioni simboliche: Stalingrado in quel momento è una metropoli industriale di 400.000 abitanti ridotta in macerie dall’aviazione tedesca. Nella città è stanziata la 62^ Armata sovietica con l’ordine di resistere a oltranza. La battaglia inizia a prolungarsi e a frammentarsi in piccoli scontri. L’esercito tedesco si avvicina più volte alla vittoria, ma non riesce mai a sfondare definitivamente. La resistenza russa è strenua, l’ordine di Stalin è «non un passo indietro». La controffensiva sovietica ha inizio in novembre attraverso un segreto, complesso e gigantesco piano di manovra a tenaglia per accerchiare le truppe dell’Asse a partire dai fianchi, dove stazionano le più vulnerabili truppe rumene. L’effetto sorpresa si rivela vincente. Il fronte rumeno viene sfondato a nord e a sud di Stalingrado; in pochi giorni i carri armati sovietici si ricongiungono come due parti di una immensa tenaglia. I tedeschi restano intrappolati in quello che loro stessi definiscono il “calderone”. Hitler vieta di accettare l’offerta di capitolazione. Inizia così la lenta e progressiva avanzata delle truppe russe. Tuttavia, il 2 febbraio 1943, i 90.000 soldati tedeschi superstiti si arrendono. Per i nazisti è la più grande sconfitta dall’inizio della guerra. Per i sovietici e per le forze alleate, Stalingrado assurge ben presto a simbolo di riscossa.