1947

Un quartiere per noi, tutto per noi, solo per noi

Nasce la Città dei ragazzi

Gli anni dell’immediato dopoguerra richiedono un largo impegno anche nella ricostruzione del tessuto sociale. Oltre alla realizzazione di opere pubbliche per intervento e finanziamento comunale, prendono vita iniziative di privati cittadini, tra cui alcuni prelati, che utilizzano i contributi economici per attività solidaristiche. I bambini e i ragazzi, in particolare, escono dalla guerra orfani o senza parenti, abbandonati, maltrattati o traviati o sulla via della delinquenza. Per questo diventa urgente per i cattolici laici creare centri assistenziali che ospitino soprattutto quelli in grandi difficoltà materiali e morali.

Ispirati alle esperienze di comunitarismo statunitense, nascono anche in Italia le prime “città dei ragazzi”. A Modena, a fianco della nota Opera Piccoli Apostoli fondata dal sacerdote carpigiano don Zeno Saltini, che nel 1946 si stabilisce nell’ex campo di concentramento di Fossoli con il nome di Nomadelfia, sorge, nel 1947, la “Città dei Ragazzi”. Don Mario Rocchi intraprende questa attività da un’idea di don Elio Monari, ucciso dai nazifascisti nel 1944. La “Città”, completata nel 1949, è costituita da un grande Oratorio che impegna centinaia di ragazzi in molteplici attività fondate sulla pedagogia cristiana ma inserite nel nuovo contesto dell’Italia repubblicana. Nella convinzione che l’unica vera forma di responsabilizzazione possa essere l’autoeducazione, la comunità si dota di regolamenti, leggi elettorali, di un proprio tribunale, di una moneta e di una banca interne. Nel 1951 si arricchisce di attività sportive, ricreative e scolastiche (dalle piscine ai campi da gioco), fino a una scuola di addestramento professionale per la preparazione di “buoni operai cattolici” che riscuote notevole successo perché risponde alle richieste di addestramento professionale di operai specializzati e artigiani di fondamentale importanza.

Quest’opera fa emergere le contraddizioni con i vertici clericali più conservatori, incapaci di comprendere i mutamenti sociali in atto, che arrivano ad accusare i responsabili dei centri di libertinaggio, comunismo, frenesia di libertà e di una “generale indisciplinatezza”.