Istituto di cultura popolare Lodovico Ferrarini

Complesso di San Bartolomeo, via dei Servi

L’Istituto per l’istruzione e l’educazione del popolo viene fondato nel 1909 nella scuola di San Bartolomeo, uno stabile in condizioni fatiscenti. La scuola era stata creata nel 1614 dai gesuiti, che si erano qui stabiliti nel 1552 e avevano progressivamente acquistato gli immobili adiacenti per allargare le loro attività: un intero complesso costituito dalla chiesa, da un oratorio, da un ginnasio e un cortile. Con la caduta del Ducato estense, i gesuiti avevano abbandonato Modena e il collegio fu convertito a scuola pubblica, ristrutturata nel 1872 dall’architetto Cesare Costa, che attuò adeguamenti funzionali all’edificio. Oltre alle scuole elementari, ginnasiali, liceali e tecniche, avevano qui sede anche il Ginnasio-liceo Muratori, la Scuola Normale maschile e il Corpo dei pompieri.

L’Istituto si compone di scuola, ricreatorio e biblioteca, che, sebbene sia ben rifornita e frequentata con assiduità, necessita di una sede più adeguata, di maggior visibilità e collocata in un luogo di passaggio, come “una stazione di rifornimento di energia intellettuale messa sui passi del pubblico”. Questo problema resterà irrisolto per tutta la storia dell’Istituto, che non riesce ad avere una collocazione definitiva e passa attraverso sistemazioni più o meno centrali e adeguate, anche in relazione ai rapporti di “vicinanza” con il potere politico.

Nel 1910, dopo una lunga trattativa di Ferrarini con il Comune, l’Istituto ottiene l’utilizzo di due stanze al piano terra del Palazzo di Giustizia, sede anche del Consorzio agrario, in piazza XX settembre. La posizione centrale e contigua al Consorzio consente un maggior contatto con l’utenza della biblioteca. Allo scoppio della Grande guerra, la sede dell’Istituto e della biblioteca è destinata all’Ufficio di beneficenza e di soccorso per le famiglie dei richiamati, obbligando il Ferrarini a spostarsi in corso Canalchiaro.

Dopo un breve periodo al civico 23 di via Sant’Eufemia e poi a Palazzo Solmi (in via Emilia centro 269), la scuola si installa presso il Palazzo del Littorio (Coccapani d’Aragona, in Corso Vittorio Emanuele II 59), come chiara manifestazione di vicinanza al regime.

L’avvento della Seconda guerra mondiale rende necessario un nuovo trasferimento a Palazzo Tacoli, in via Mondatora 11, mentre nel dopoguerra si sposterà prima al civico 2 di piazza dei Servi e poi all’8 di piazzale Boschetti.

Nel complesso di San Bartolomeo oggi si trovano, oltre alla chiesa omonima, il Centro di ascolto diocesano “B. Cocchi” della Caritas dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola e la sede centrale dell’Istituto di istruzione superiore “A. Venturi” (Liceo artistico).

 

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