Camera del lavoro di Modena

Piazzale Boschetti

Il 23 maggio 1901 viene inaugurata la sede della Camera del lavoro di Modena nei pressi di piazzale Boschetti, in centro cittadino. Presentandosi come la “casa del lavoratore”, si ispira al modello organizzativo della Camera del lavoro milanese, punto di riferimento centrale facilmente raggiungibile dalla città e dalle periferie. Il contesto modenese è però alquanto differente: la città è più piccola, in un territorio provinciale principalmente agricolo e frazionato sia economicamente sia politicamente. Un contesto fortemente policentrico, insomma, che non aiuta l’affermarsi di questo organismo.

È dotata dei servizi essenziali di segretariato, contabilità, archivio, biblioteca, registri di disoccupazione e la cassa relativa. Sotto la segreteria di Bindo Pagliani, si arricchisce anche degli uffici emigrazione, di consulenza legale ed elettorale, ma almeno fino al 1903, quando finalmente può aprire i suoi uffici, essa resta un organismo inefficiente e debole per l’insufficienza di iscritti.

Con Nicola Bombacci, segretario dal 1912, la Camera del lavoro si dota poi di una Casa del popolo che diventa anche la sede, durante la guerra, delle cooperative di consumo. Anch’essa situata in via del Carmine, è inaugurata nel dicembre 1912 come simbolo visibile e tangibile dei risultati dell’unione e delle lotte del proletariato modenese.

Presso la Casa del popolo vengono prodotti pane e pasta poi venduti dall’Alleanza cooperativa, nata il 14 luglio 1917 dalla collaborazione delle cooperative di consumo modenesi per sopperire ai bisogni alimentari più urgenti e frenare la speculazione sui generi di prima necessità.

Durante il biennio nero, gli edifici delle Camere del lavoro sono presi di mira dalle violenze squadriste in quanto simboli delle conquiste del socialismo: l’11 dicembre 1920 viene colpita quella di Carpi e il 10 gennaio 1921 quella di Modena. Il 24 gennaio, a seguito degli incidenti avvenuti nel corso del funerale dello squadrista Mario Ruini, l’edificio sindacale è invaso dai fascisti e dato alle fiamme. Gli attacchi si ripetono con frequenza fino a che, come rappresaglia per lo “sciopero legalitario” dell’agosto 1922, la Camera del lavoro di Modena viene definitivamente incendiata e distrutta. Nel gennaio 1923 la Casa del popolo viene venduta, decretando la fine obbligata di ogni velleità di resistenza da parte dei lavoratori della provincia.

L’organismo camerale modenese viene ricostituito solo il 16 aprile 1945 presso il palazzo Amoretti in via Anacarsi Nardi, lasciata poco dopo per trasferirsi nella sede di via San Vincenzo.

La sede originaria ospita oggi edifici privati, un ristorante ed è sede dell’Ordine provinciale di diverse categorie sanitarie.

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