1937

Yekatit 12

La Strage di Addis Abeba: brutalità coloniale e memoria storica

La strage di Addis Abeba, avvenuta il 19 febbraio 1937 (Yekatit 12 nel calendario etiope), rappresenta uno degli episodi più sanguinosi del colonialismo italiano in Etiopia. Durante una cerimonia nel cortile del Palazzo Gennete-Li’ul, due giovani eritrei della resistenza etiope, Abraham Deboch e Mogus Asghedom, lanciarono bombe a mano con l’obiettivo di uccidere il maresciallo Rodolfo Graziani, viceré d’Etiopia. Graziani viene ferito ma sopravvive, scatenando una reazione brutale da parte delle forze italiane.
Soldati italiani, carabinieri e ascari massacrano la folla presente, composta principalmente da poveri, anziani e disabili. La violenza prosegue nelle aree residenziali di Addis Abeba per altre quaranta ore, causando migliaia di vittime. Le stime variano: Angelo Del Boca parla di 4.000 morti, Ian Campbell di 20.000, mentre le autorità etiopi sostengono che le vittime siano 30.000.
Nonostante i tentativi del regime fascista di mantenere il silenzio sull’eccidio, la notizia trapela grazie agli osservatori delle ambasciate straniere ed è riportata dai principali giornali internazionali. L’Italia non sarà mai chiamata a rispondere per questi crimini. Il 19 febbraio è diventato in Etiopia un giorno di lutto nazionale, commemorato con cerimonie nella piazza Yekatit 12 di Addis Abeba, dove è stato eretto un obelisco in memoria delle vittime.
Negli ultimi anni, in Italia sono sorte diverse associazioni che si impegnano a risvegliare la memoria del colonialismo italiano e dei suoi crimini. A Roma, l’Assemblea Capitolina ha adottato una mozione nel 2022 per istituire il 19 febbraio come “Giornata in memoria delle vittime del colonialismo italiano” e avviare un processo di ri-significazione di luoghi e monumenti coloniali.
Gruppi come il collettivo “Decolonize Your Eyes” di Padova e la “Rete Yekatit12-19Febbraio” di Roma organizzano eventi e manifestazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica, preservando la memoria storica e promuovendo un dialogo critico sul passato coloniale e le sue conseguenze contemporanee.

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