1938

«L’assurda brutalità del razzismo»

Il suicidio di Angelo Fortunato Formiggini

La mattina del 29 novembre 1938, Angelo Fortunato Formiggini, geniale e ironico editore modenese di origini ebraiche da anni osteggiato dal fascismo per le sue satire pungenti, si getta dalla Ghirlandina, al grido di «Italia! Italia! Italia!» nel tentativo di risvegliare la sopita coscienza degli italiani verso «l’assurda brutalità del razzismo».   

E’ il primo a ebreo a suicidarsi in Italia a seguito della promulgazione delle leggi razziali.

Nelle tasche ha due lettere, una lettera per il re e l’altra Mussolini e dei soldi per i poveri di Modena, affinché il regime non possa sostenere che si è suicidato per ragioni economiche: «C’era una volta un editore modenese di sette cotte, e perciò italiano sette volte, che risiedeva a Roma. Quando gli dissero: tu non sei italiano, egli volle dimostrare di essere modenese di sette cotte e perciò sette volte italiano, buttandosi dall’alto della sua Ghirlandina».

Cade su quella piccola porzione di selciato che lui stesso ironicamente chiede venga chiamata “Al tvajol ed Furmajin” (“Il tovagliolo di Formaggino”) come riporta la targa lì collocata nel 1988 dall’Amministrazione comunale.

In Italia la notizia del suicidio di Formiggini circolerà solo “clandestinamente”, dal momento che le leggi razziali vietano la pubblicazione di necrologi di ebrei e che il regime deve impedire ogni forma di protesta; solo nelle pubblicazioni antifasciste edite all’estero come “Giustizia e Libertà”, la notizia viene ripresa e commentata. 

Il suo funerale è rigidamente controllato dalla polizia, oltre ai più stretti familiari partecipa solo l’amico Luigi Mattioli, che verrà arrestato a seguito di tale partecipazione.

L’ambiente fascista modenese vive la vicenda delle leggi razziali con molte difficoltà e una componente del partito modenese non si riconosce nella politica antiebraica del regime, considerato il ruolo degli ebrei modenesi nella costruzione dell’identità fascista soprattutto nella figura di Duilio Sinigaglia, uno dei fascisti uccisi nell’eccidio del 26 settembre 1921, la figura più fulgida del fascismo modenese.