Piazza Grande

Piazza Grande è il cuore di Modena. Luogo di incontro tra il potere politico e quello religioso, tra il pubblico e il privato, tra i momenti di festa e quelli solenni, la piazza è teatro di alcuni episodi significativi nella storia della città.

Edificata nel XII secolo, cambia forma più volte, fino a raggiungere la sistemazione attuale, delimitata dal fianco meridionale del Duomo, dalla facciata del Municipio, dal Palazzo dell’Arcivescovado e dal vecchio Palazzo di Giustizia (che riveste questo ruolo dal 1892 al 1967). Oltre a manifestazioni e celebrazioni, fino al 1936 ospita anche il mercato cittadino, poi sostituito dal mercato coperto Albinelli a favore di uno spazio urbano più monumentale.

Elementi identitari della piazza sono la statua della Bonissima e la Pietra Ringadora, un grande blocco di calcare usato nel Medioevo come pietra del vituperio, palco per arringare la folla, luogo dove esporre i cadaveri in attesa che fossero riconosciuti e sede di esecuzioni.

Nei primi decenni del Novecento, la piazza è scenario di numerose manifestazioni. Scioperi di protesta sono indetti dai lavoratori in lotta, nel corso del conflitto libico del 1911, durante la “settimana rossa” del giugno 1914 e in occasione del Primo maggio. In alcuni casi, le dimostrazioni sono sedate per intervento delle forze dell’ordine: il 7 aprile 1920, durante una protesta popolare, i carabinieri uccidono cinque persone, mentre il 26 settembre 1921 alcuni membri di un corteo fascista aggrediscono un reparto della Guardia regia, che reagisce freddando otto squadristi.

Ed è sempre in un angolo di piazza Grande che, il 29 novembre 1938, l’editore ebreo Angelo Fortunato Formiggini decide di suicidarsi gettandosi dalla Ghirlandina, come atto di protesta contro l’introduzione delle leggi razziali e per “richiamare l’opinione degli italiani sull’assurda brutalità del razzismo”.

Nel 1944, oltre a essere oggetto di bombardamenti, la piazza è anche scenario di cruente fucilazioni pubbliche. Il 30 luglio, per rappresaglia, sono trucidati dai nazifascisti 20 civili e il 10 novembre sono uccisi Alfonso Piazza, Giacomo Ulivi ed Emilio Po, davanti agli occhi della sorella di quest’ultimo. In entrambe le occasioni, i corpi senza vita sono lasciati esposti come monito per la cittadinanza.

 

Persone e Avvenimenti
Avvenimento
Rivoluzione proletaria
Avvenimento
Quando non si poteva protestare
Bio
Linda Levoni
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Antonio Amici