Macello Comunale

Viale IV novembre, 40

La vicenda della costruzione del nuovo macello comunale, in sostituzione di quello collocato nei pressi della stazione ferroviaria, è stata molto travagliata. Allo scopo di avere il più vicino possibile il mercato bestiame, il macello e il frigorifero pubblici, si ipotizza di collocare il mercato nell’area della Cittadella tra viale Monte Kosica e viale G. Storchi, fino a viale E. Cialdini, e il macello tra quest’ultimo e via Ruffini.
Nel 1928 fallisce un primo progetto, mentre due anni più tardi viene approvato un impianto più piccolo, non distante dal nuovo mercato bestiame di viale Monte Kosica, per un costo stimato in 3,5 milioni di lire. L’anno dopo, è inaugurato il complesso edilizio del macello e del piccolo frigorifero per le carni. Il progetto architettonico, redatto dall’Ufficio lavori pubblici del Comune di Modena, organizza le strutture secondo uno schema planimetrico articolato in padiglioni in cemento armato dai profili lineari, con un ingresso monumentale che si apre su viale Cialdini. Un motivo decorativo a fasce orizzontali disegna le parti murarie tra le ampie finestre dell’intera struttura. Gli impianti tecnologici sono progettati e realizzati dalla società Giordana, Garelle e C. Ingegneri Costruttori di Torino. I padiglioni sono dimensionati e organizzati secondo le diverse funzioni. Più ampio e centrale quello destinato ai bovini, poi la sala equini e ovini, la tripperia, il deposito pelli, ecc. Il perimetro è chiuso da corpi di fabbrica lineari che ospitano stalle e tettoie e da un alto muro.
Alla fine degli anni Settanta, gli impianti del macello sono abbandonati e nella prima metà degli anni Ottanta viene demolita una parte del muro di cinta e dei fabbricati concimaia, sterilizzazione, sala suini e sala ovini per la realizzazione di un parcheggio ed è costruito, davanti all’ingresso principale del macello, il cavalcavia Cialdini sul sedime della strada preesistente. Con l’adozione del Piano Regolatore del 1989, l’area è destinata a servizi di quartiere, così che nel 1993 l’architetto Luigi Fanti firma il recupero di una parte dell’originario complesso del macello. I nuovi edifici vengono realizzati con tecnica costruttiva simile a quella dei fabbricati esistenti, mentre negli immobili originari sono conservate le finiture e alcune attrezzature tecniche. Dichiarato di interesse culturale nel 2007, nello stesso anno il complesso è diventato sede di alcune associazioni culturali e sportive.

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