Centrale acquedotto comunale

Via S. Cannizzaro, 125

Dopo diversi tentativi falliti, finalmente negli anni Trenta, nel programma di opere pubbliche volute dalle autorità fasciste, viene costruito l’acquedotto comunale. Fino a quel momento la città non era dotata di acquedotto e l’acqua per usi igienici e potabili era assicurata da un sistema di “pozzi vivi” artesiani, che spesso alimentavano i “pozzi vasi”, cisterne che servivano le abitazioni e nelle quali era frequente la contaminazione batterica. Solo nel 1926, alla presenza del ministro Federzoni e con dedica al Re, si procede alla posa della prima pietra della rete e della torre piezometrica, in via Cannizzaro, una delle aree con l’acquifero migliore per qualità e quantità, vicine alla città, per contenere i costi di realizzazione. Nel 1931 il progetto definitivo viene commissionato ai due tecnici Ruggero Gaudenzi e Giorgio Barbolini e viene approvato nel 1932, mentre due anni più tardi il Ministero dei Lavori Pubblici ne autorizza l’esecuzione, per una spesa di 9,8 milioni di lire da ammortizzare in cinquant’anni. L’intenzione del podestà Guido Sandonnino è di dare in appalto ai privati sia la costruzione sia la gestione del nuovo acquedotto. La costruzione viene infatti aggiudicata alla ditta Crea (Costruzione riordino esercizio acquedotti) di Torino, che poi la gestirà per molti anni. Il contratto viene firmato nel 1935 e prevede una corresponsione al Comune di un minimo netto garantito di 400000 lire annue e una compartecipazione del 50% decrescente sugli incassi lordi sulla vendita dell’acqua. I lavori vengono predisposti nel 1936, ma l’acquedotto viene portato a termine nel 1939 a guerra già iniziata, dopo che non pochi problemi costruttivi ne ritardano la costruzione.
L’architettura dell’impianto di sollevamento e trattamento delle acque, con la torre piezometrica, si distingue da quella dei serbatoi, che tra le due guerre erano stati realizzati per assicurare la pressione necessaria a servire la rete idrica di una città in costante espansione. La torre piezometrica a risega slanciata verso l’alto rappresenta la volontà del fascismo modenese di realizzare un’opera ingegneristica e condotta dalle linee essenziali, che rispondesse alle esigenze funzionali dell’edificio. L’acquedotto verrà municipalizzato nel 1970.

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