Mario Alberto Pucci

Modena, 1902 – 1979

Urbanista, deputato, amministratore

Dopo gli studi classici, Mario Alberto Pucci si laurea in ingegneria civile all’Università di Bologna nel 1925, poi in architettura all’Università di Roma. Agli inizi degli anni Quaranta si lega ai gruppi dell'avanguardia architettonica neorazionalista di Milano, traducendo questo impegno a Modena con il progetto di case residenziali di notevole rilievo.

Si trasferisce a Milano, dove lavora nello studio tecnico aperto con l’architetto Piero Bottoni, anch’egli esponente di rilievo del razionalismo, realizzando opere importanti. Già in questo periodo si occupa di urbanistica a livello nazionale ed entra all’Istituto nazionale urbanistica, fondato da Adriano Olivetti.

Durante la Resistenza entra nel Cln di Modena. Nel 1946 abbandona Milano per accettare l’invito di Alfeo Corassori di partecipare all’Amministrazione comunale di Modena. Si iscrive al Partito comunista e viene candidato ed eletto all’Assemblea costituente nel XIV collegio di Parma, nonché al Senato per due legislature (dal 1948 al 1953 e dal 1953 al 1958), impegnandosi in politiche di sviluppo urbano e nella promozione di infrastrutture tese al miglioramento economico del Paese. Con le elezioni amministrative del 31 marzo 1946 entra in Giunta comunale con delega per i lavori pubblici e per l’urbanistica. Sarà assessore modenese per quasi vent’anni, fino al 1963. Durante questo periodo, è uno dei principali artefici della politica di ricostruzione della città.

Il suo contributo modifica il volto della città negli anni Cinquanta e Sessanta: gli si debbono la guida della progettazione del primo Piano regolatore, della costruzione del  mercato bestiame, dell’avioautodromo, della stazione delle autocorriere e del primo villaggio artigiano e industriale del quartiere Madonnina, della clinica medica in via Cialdini e dell’Istituto tecnico industriale “Fermo Corni”, nonché il trasferimento del Tribunale in corso Canalgrande e la progettazione di diversi edifici pubblici e privati, testimonianza del neorazionalismo a Modena.

Contemporaneamente svolge attività di libero professionista in proprio o associato ad altri tecnici. Di questa attività sono frutto: il palazzo Saturnione in via Bassi a Bologna, l’Istituto tecnico Enrico Fermi di Modena, la Casa del Giovane del Pci di Modena, la Casa del popolo di Vignola e altri edifici pubblici e privati, la residenza degli ufficiali dell’Accademia di Modena, i fabbricati residenziali statali dell’ex Cittadella di Modena.

Muore a Modena nel 1979 e i suoi funerali verranno celebrati in piazza Grande.

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