Emilia Santamaria

Roma, 30 dicembre 1877 – 14 aprile 1971

Pedagogista, insegnante, autrice

Laureata nel 1903 con una tesi sulla pedagogia tolstoiana, fa parte in quegli anni della Corda Fratres, Associazione internazionale fra studenti, che si batteva per l’unione dei popoli, dove conosce Angelo Fortunato Formiggini, che avrebbe sposato nel 1906.

Nel 1904 ottiene la cattedra di pedagogia e inizia a insegnare. Nel 1905 si laurea anche in lettere. Nel 1908 si stabilisce a Modena con il marito dove insegna alla Scuola normale femminile. Nel 1910 è segretaria della sezione modenese dell’Associazione nazionale per gli studi pedagogici. Nel 1912 inizia la sua attività di pedagogista pubblicando L’istruzione pubblica nel Ducato Estense (1772-1860), Lezioni di didattica (storia e geografia) e sviluppando un’intensa attività attorno alla redazione de «L’Italia che scrive», pubblicata dal marito. Durante la Prima guerra mondiale è infermiera in un ospedale da campo. Trasferitasi a Roma, collabora per molto tempo con la «Rivista pedagogica» diffondendo la idea di una didattica costruita su una solida base psicologica per l’emancipazione del bambino. Nel 1919 adotta Nando, un bambino di tre anni, e inizia un diario delle proprie esperienze di madre che poi pubblicò nel 1926. Importanti i suoi scritti negli anni Venti tra i quali l’ottava edizione del suo sillabario Prima lettura, che raggiunge le ottantasei mila copie. Nel 1935 assume l’incarico di redattore capo de «L’Italia che scrive». Nel 1938 dopo il suicidio del marito quale protesta per le leggi razziali, si prodiga per difenderne la memoria donando l’archivio della famiglia e della casa editrice alla Biblioteca Estense. Per la Biblioteca fa poi eseguire l’ironica epigrafe che Formíggini stesso aveva composto appositamente e che si trova ancora oggi nella Sala cataloghi: A.F. Formiggini/editore in Roma/Modenese di sette cotte/uno dei meno noiosi/uomini del suo tempo/nominò erede dei suoi archivi e della sua Casa del Ridere/la Biblioteca Estense/che con questa epigrafe da lui stesso dettata/ne tramanda ai posteri/il cordiale ricordo. Nel 1941 il Ministero della pubblica istruzione la colloca a riposo per non avere giurato fedeltà al regime fascista. Finita la guerra, prosegue con le sue attività di autrice e educatrice tutta proiettata verso i suoi alunni.

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«L’assurda brutalità del razzismo»