Attilio Bartole

Pola, 1906 – 1997

Partigiano, popolare, deputato

Attilio Bartole frequenta le scuole reali a Trieste e si iscrive al Partito popolare. Nel 1924 si iscrive alla facoltà di Chimica e farmacia dell’Università di Modena, dove entra nel circolo “Ludovico Antonio Muratori” della Federazione universitaria cattolica italiana, già ridotta a causa della repressione fascista. Ne è presidente dal 1926 al 1928. Conseguita la laurea, nel 1929 viene diffidato a svolgere qualsiasi attività e minacciato di confino, quindi il suo impegno pubblico si limita ad alcune iniziative del Movimento laureati di Azione cattolica. Nel 1943, si attiva nel salvataggio dei prigionieri inglesi e nei collegamenti con i comandi alleati. Nel Cln provinciale rappresenta la Democrazia cristiana con il nome di battaglia di “Domenico”, fa da tramite per ottenere finanziamenti dal Banco S. Geminiano e tenta invano di salvaguardare l’unità della divisione Modena nella zona di Montefiorino, dopo la crisi del febbraio 1945. Alla vigilia della Liberazione è coinvolto nell’operazione per il recupero del radium depositato nell’ospedale del capoluogo e nelle trattative per il salvataggio degli impianti dei principali stabilimenti. Nominato nella Commissione di epurazione istituita dal Cln, è eletto nel Consiglio comunale di Modena nel 1946, rimanendo in carica fino all’anno successivo. Dal 1946 al 1948 è segretario politico della Dc. Alle elezioni del 1948 risulta il primo dei non eletti nella circoscrizione emiliana per la Camera dove, dopo la morte di Michele Valenti, entra l’anno successivo, rimanendovi fino al 1972. Nel corso del mandato, si interessa soprattutto della legislazione in materia sanitaria e farmaceutica e, come unico deputato di origina istriana, è coinvolto nella difesa delle popolazioni di origine italiana del confine orientale. Sollecita il governo a perseguire la via diplomatica delle trattative con la Jugoslavia, promuovendo nel 1951 una soluzione, chiamata poi il “provvisorio Bartole”, basata sull’allargamento dell’amministrazione alleata nei comuni costieri della zona B del Territorio libero di Trieste, in cambio dell’affidamento al governo di Tito dei centri sloveni dell’altipiano carsico. Fin dalla fondazione, partecipa alle attività dell’Istituto per la storia della Resistenza in Modena e provincia.

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